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Quando parliamo di Progetto Ben’Essere non pensiamo ad attività ed iniziative ideate tanto per tenerci occupati.

C’è una sfida che la nostra popolazione deve affrontare. Perché c’è un problema che potrebbe non essere tale se solo smettessimo di girarci dall’altra parte.

Al 1° gennaio 2019 gli individui residenti in Italia sopra i 65 anni ammontano a 13,8 milioni, pari al 22,8 per cento del totale della popolazione. Nel 1980 erano 7,4 milioni, il 13,1 per cento.”

La crescita esponenziale di questa percentuale negli anni e la nascita, non altrettanto generosa, di strutture e servizi adeguati fanno sì che sempre più persone over 65 si trovino sole ed escluse dalla vita sociale per mancanza di proposte adeguate alla loro età.

Oltretutto è assurdo pensare solo a servizi di tipo previdenziale e assistenziale per la categoria di sessantacinquenni, spesso ancora lavoratori o comunque ancora troppo giovani per essere considerati un semplice, passateci il termine, “carico” per la comunità.

Dobbiamo decisamente puntare ad altro.

Cambiare modo di ragionare.

Iniziare a parlare di invecchiamento attivo.

“L’invecchiamento attivo è definito dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) come quel processo volto a garantire opportunità di salute, partecipazione e sicurezza sociale, man mano che le persone invecchiano, al fine di migliorarne la qualità della vita. In tale definizione è incluso quindi il principio di estendere l’attività delle persone anziane sia riguardo all’inclusione nel mercato del lavoro, sia alla partecipazione ad attività di natura sociale, civica o culturale.”

È compito della società coinvolgere attivamente i propri anziani e non di pochi addetti ai lavori.

È una forma mentis da convertire, per trasformare i custodi del nostro passato in protagonisti e risorse per il presente.


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